L’immagine è la sorella muta della parola ma riesce a dire cose cui l’altra neppure può accennare. Gli stati d’animo, le sensazioni, gli odori, gli umori possono essere rivitalizzati. Mentre il racconto è affidato all’abilità del narratore, l’immagine costituisce una testimonianza, a volte spietata, di ciò che è stato. Il click di un attimo. La sospensione di un momento. La memoria storica delle vicende. La fonte da cui attingere le parole e permettere ai ricordi di immergersi nell’oceano delle emozioni. Le prime storiche foto furono in bianco e nero, forse i colori che meglio di altri hanno colto l’essenza del Gruppo Sportivo Virtus. Erano gli anni ’60, l’età dell’innocenza in cui la società giallo-blu provava a darsi una identità assumendo toni categorici, severi, senza mezze misure, a volte rigidi: in bianco e nero. Quando la Virtus si spinge oltre il perimetro molisano ed incontra club di altre regioni impara ad apprezzare le sfumature e a non essere bloccata sulle proprie verità. Si misura con idee diverse che, sfregandosi tra loro, accendono la novità del colore. Le foto assumono la luce seducente dell’Italia, quella variegata dell’Europa, i bagliori accecanti dei deserti africani e i colori mozzafiato del mondo.

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