LA MIA PRIMA SU E GIU’

di Roberto Palladino

Eppure non mi sono sentito solo. In una città guardinga, sterile di sorrisi e sopraffatta dalla paura, ho incontrato migliaia di occhi che sul bordo di mascherine più o meno colorate hanno cercato quell’abbraccio che da quasi cinquant’anni accomunava e riscaldava. In una giornata accarezzata da quel tiepido sole novembrino, definito come “il sole dei poverelli” perché capace di offrire gli ultimi ristori di calore a chi ha ormai sbrancato la porta all’imminente inverno, mi sono lasciato scivolare, per la prima volta, lungo il percorso della Su e Giù, l’evento sportivo più amato della città.

Pensavo di non incontrare anima viva, ma la sensazione di essere accompagnato non mi ha lasciato un solo istante. Vedevo intorno a me facce sorridenti e bandierine e palloni colorati. Sentivo le note vibranti dei complessini che animavano il bellissimo centro storico della città e i gridolini esilaranti dei bambini.

Ho avvertito l’acre odore dei fumogeni e la detonazione della pistola che per mano del primo cittadino dava la stura alla fiumara che di lì a poco avrebbe inondato le strade di questa nostra bella città. Mi sono sentito coinvolgere da un’atmosfera unica, irreale, … magica. Finalmente vera, sincera.

Ho attraversato, annichilito dall’emozione, il campo comunale di atletica leggera, oggi intestato a Nicola Palladino, il più autentico e carismatico uomo di sport che il Molise abbia mai avuto, nonché ideatore, nel lontano 1974, della Su e Giù.

Sono stato sopraffatto dai colori dell’autunno e dalle foglie che orlavano i bordi della strada di periferia che porta alla Foce, la contrada che fino agli anni ottanta è stata meta prediletta di ogni campobassano per trascorrere la giornata del 15 di agosto.

Sono entrato, quindi, da porta S. Antonio Abate, nella città vecchia ed una commozione soffocante mi ha tolto il respiro. Centinaia di bandierine e l’eco di mille note animavano quei muri, segnati ormai dal tempo, che raccontavano di un centro vivo, pulsante, ricco di storia: dei Monforte, del crociato Fonzo Mastrangelo e della trinitaria Delicata Civerra, di Paolo Saverio Di Zinno e della miriade di artigiani che avevano reso il borgo di Campobasso il punto di riferimento dell’intera contea del Molise.

E sono infine giunto, accolto da un’esplosione di colori, di suoni, di sorrisi, di mani, nella piazza principale della città. Euforico di gioia mi apprestavo a porgere il collo per ricevere la medaglia quando una voce ormai familiare mi scuoteva dal mio beato torpore per ricordarmi che era ora di alzarmi per poter, almeno quest’anno, andare lungo il percorso della Su e Giù …