IL CUORE E LA STELLA

di Roberto Palladino

Ciao Luciano,

eppure eravamo convinti che il tuo cuore sarebbe stato troppo grande per varcare quella soglia. Un cuore capace di attraversare l’intera Italia per portarti prima a Campobasso e successivamente a Condofuri, in Calabria, nel più remoto borgo del sud, per dare luce e voce ai giovani del luogo e testimoniare con fede ed entusiasmo che, pur rincorrendo semplicemente un pallone, si possano esaltare quei valori di umana spiritualità di cui ti sei avidamente nutrito.  

Mai hai fatto valere la tua possanza fisica di cui eri eccezionalmente dotato e mai hai alzato la voce per affermare un’idea o un diritto. Hai saputo ascoltare e leggere negli occhi degli ultimi, dei più bisognosi, ma soprattutto di quei bambini a cui tanto hai dato e di cui ne sei diventato il padre adottivo.

A Campobasso, tra i marianisti, di cui ne eri un confratello, e nella Virtus, in cui, a metà degli anni sessanta hai indossato la maglietta numero 9, la fascia di capitano e ricoperto, addirittura, il prestigioso ruolo di presidente, hai saputo lasciare un’eredità di valori che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, ne riempie costantemente i pensieri.

A Condofuri, poi, sei stato capace di andare ben oltre. In un ambiente particolarmente ostile e permeato dall’ombra oscura della malavita, hai saputo allontanare i giovani dalle tentazioni di quella strada dissestata e indirizzarli, con la tua testimonianza diretta, verso un percorso di vita fondato sull’onesta laboriosità. E proprio per questa tua incisività hai subìto minacce e addirittura attentati.

Così, per la tua sicurezza, ma soprattutto della comunità che ti era vicina, sei stato richiamato dai marianisti alla sede centrale. Ma la tua stella già proiettava il cuore altrove.

Là, sull’altra sponda del mediterraneo, in Albania, hai avvertito l’eco di altre voci ed il richiamo di altri occhi. Li hai visti su quella costa agitarsi e protendere le braccia verso di te, così, ancora una volta, se pur remando controcorrente, hai issato le vele e rincorso il cuore. Li hai raggiunti e, abbracciati uno ad uno, li hai accompagnati.

La Virtus e i soliti pochi amici hanno cercato di riscaldare quel cuore troppo grande per tutti, anche per quei sanitari che, prima in Albania e poi in Italia, hanno tentato di rivitalizzare. Ma era ormai ridotto al lumicino. Lo avevi fatto in mille pezzi e affidato alla tua stella per donarlo agli altri: ai giovani, ai bisognosi e a quei rom che hanno costituito la tua ultima e forse più importante famiglia.