VERSO NUOVI ORIZZONTI

di Roberto Palladino

Ciao ragazzi, salve amici,

come ve la passate? Finalmente un po’ di pace! Scuole chiuse, strade libere, … privacy rispettata. Quante volte abbiamo sognato una situazione del genere? Via tutto e tutti! Alla malora orologi, appuntamenti, impegni! Sembrava impossibile porre un freno a quel tran tran quotidiano che ha procurato l’inaridirsi di valori etici, seppure elementari, come la solidarietà, la partecipazione, la generosità, la disponibilità. Si è riscoperto, finalmente, a scapito della tanto osannata globalizzazione, la famiglia, le origini, la patria. Si è compreso il valore della condivisione e dell’unità.

Ci voleva una minuscola entità biologica, un insignificante (??) quanto diabolico virus, per ridimensionarci e farci dismettere quell’aureola di grandezza e onnipotenza con cui ci siamo incoronati. A nulla sono valsi i reiterati tentativi della natura, con alluvioni, terremoti e siccità, per farci riflettere sulle nostre fragilità. Siamo stati ciechi e sordi ed ora paghiamo pegno.

Certo, mai ad immaginare che, in un batter di ciglia, saremmo stati catapultati indietro nel tempo. Ma, a pensarci bene, non poteva che essere così. Ora saremo costretti a cambiare radicalmente. Non più abbracci, baci e strette di mano elargiti spesso con sfacciata ipocrisia; non più resse per un posto avanti, né gazzarre da stadio od orge festaiole.

Saremo costretti a ridisegnare la nostra condotta e il nostro approccio con chicchessia, anche con le persone care. Ed è forse questa la nota dolente. Verrà meno quel contatto fisico, tanto caro a noi italiani, capace di trasmettere calore ed emozione. …Ce ne dovremo fare una ragione e, leggendo negli occhi di chi ci è di fronte, scoprirne l’anima.

Oggi, nel silenzio della casa, con il naso spiaccicato contro il vetro della finestra, spaziamo con lo sguardo su una città fantasma. Non più caos, né rumori, né urla di bambini. Solo radi passanti che con le loro bianche museruole, strascicando i passi, celano la mestizia dei loro volti.

E dove sono i nostri ragazzi? Quelli che con il loro sorriso, il loro entusiasmo, la loro vivacità hanno animato e dipinto di giallo e di blu le piste e le pedane dell’impianto di atletica leggera del capoluogo molisano.  Stanno certamente scalpitando per casa, facendo capriole lungo il corridoio e sollevando tavoli. E saranno proprio questi nostri atleti, con il loro ottimismo, la loro spensieratezza e la loro voglia di fare, che rivitalizzeranno le strade e le piazze e ridisegneranno il volto di una città dismessa.

Solo allora, quando sentiremo lo scalpiccio dei loro passi, sapremo di essere fuori dal tunnel. E, forse, consapevoli di non essere più gli stessi, sapremo indirizzarci verso nuovi e più nitidi orizzonti.