Alè Alè ragazzi, ce la faremo!

di Nicola Baranello

Ecco Letizia, poi Giovanni, poi Mario, c’ è anche Lorenzo ed ancora Claudia. A metà mattinata di questo sabato di Marzo, poche ore fa, in una via importante della città , io in macchina, ho incrociato  i nostri ragazzi a correre, testa alta, viso sorridente come al solito, a dispetto della fatica dell’ allenamento; guardano le cose e le persone  che li circondavano. Mi sono messo a strombazzare di istinto, come si fa ai matrimoni per esprimere la gioia di un momento eccezionale, mentre gli occhi si inumidivano di commozione. E i ragazzi ondeggiavano in alto le loro mille braccia di risposta alla mia festa. Per l’ arrivo del virus, venivo da una settimana terribile per l’ impatto sulla mia famiglia sparpagliata, ma soprattutto sulla Casa di Cura dove lavoro; ancora con indicazioni e direttive provvisorie,  si era barcollati incapaci di capire come procedere, cosa era giusto fare pensando che alla nostra porta avevamo pazienti bisognosi di essere curati, ma dovendo allontanare i meno critici e dovendo separare i parenti da malati che ne avevano bisogno, dovendo selezionare gli accessi, attenti, ma comunque dubbiosi, nel non commettere ingiustizie. Mi stavo recando in Regione convocato ad una riunione straordinaria per l’ emergenza sanitaria, per dare la disponibilità della mia Clinica, al piano straordinario da mettere in piedi. Ecco, in quel momento mi è sembrato di leggere una pagina bellissima in cui i nostri ragazzi si mettevano a disposizione della nostra città per trasmettere messaggi di normalità, di positività, per dire:

nei nostri cuori non ci sono sentieri di resa, credeteci anche voi. Nonostante tutto ce la faremo anche questa volta, ne usciremo più forti di prima. Vogliamo gridarvelo noi che nella nostra storia sessantennale abbiamo attraversato foreste buie, pericolose, bruttissime. Da quei tratti accidentati abbiamo imparato ogni volta a rialzarci.

Ecco, in quel momento ho pensato che quello era il contributo che la Virtus stava dando alla nostra Campobasso. Quel serpente fatto dai ragazzi in corsa mi è apparso come uno striscione su cui era scritto:   

Alè Alè ragazzi, ce la faremo.