LA GALLERIA DELLA MEMORIA

di Roberto Palladino

Così, come correre in un viale alberato a tutta velocità e avere l’impressione che sono gli alberi che lo costeggiano a venirti incontro, è il passato, lungo l’itinerario della mostra dei sessant’anni della Virtus, che, facendosi largo tra i meandri della memoria, apre squarci di ricordi che arrivano fino all’animo. E ti ritrovi improvvisamente catapultato indietro negli anni a rivivere quelle emozioni e a scoprire che il tempo è un burlone che si fa gioco di ognuno offrendo un’unica possibilità di cogliere l’attimo. E non tornare mai più.

Proprio su questo balletto di emozioni la Virtus ha puntato. L’idea di fissare e immortalare un trascorso tanto variegato da abbracciare non solo l’aspetto sportivo, ma anche e, per certi versi, soprattutto quelli ricreativi, formativi e culturali, ha coinvolto davvero tutti. Ognuno si è sentito direttamente implicato e artefice, pur se per un periodo circoscritto, della storia di questa straordinaria società.

Dal bianco e nero al colore, i fotoquadri raccontano di una Virtus che è sopravvissuta a tante intemperie lungo il sentiero dissestato del suo percorso. Esaltazioni e dolori si sono accavallati come negli allenamenti in cui si mette in crisi l’organismo per farlo reagire e migliorare. Narrano di terreni squinternati e piste in tennisolite, di maglie rappezzate e palloni in cuoio grezzo, di coppe ingiallite… Ma rievocano anche vittorie straordinarie, viaggi fantastici, incontri incredibili.

In questa galleria della memoria, si perde la cognizione del tempo. I ricordi hanno il sopravvento sulla razionalità e si tuffano, travolti dalle emozioni, in un passato che, come nelle leggende, sembra non aver avuto un inizio e non debba avere una fine. Il silenzio, comunicando con la memoria, rievoca i profumi, gli odori e le voci di giorni lontani e le immagini prodotte sulle tele prendono vita.

Si deposita parte del cuore in ognuno dei quadri. Il legame con il passato è l’unico, indubbio compagno di viaggio e, come Hansel e Gretel, lascia traccia del suo passaggio.

Che questi nostri giovani possano intingere il pennino del loro futuro nel calamaio della storia e continuare, a loro volta, a raccontare e testimoniare la favola di una società che, come diceva Nicola, “… mai ha perso di vista la vita”.