LA FORZA DELLE UTOPIE

di Roberto Palladino

Ricordo, come fosse ieri, la festa del cinquantennale della fondazione della Virtus. Non stavi granché bene, ma riuscisti a sfoggiare uno dei tuoi più coinvolgenti ed appassionati interventi. Certo, mai ti è mancata la capacità di catalizzare l’attenzione, ma quella sera, nonostante le tue stesse perplessità di riuscire a far fronte alla spossatezza che con sempre più accanimento ti assaliva, esprimesti quella forza, quella determinazione, quel vigore che sono solo dei grandi uomini.

Tutti ci sentimmo più piccoli. E, con me, ognuno avvertì quella fragilità che porta alla resa. I ragazzi, che sono gli apripista del futuro, hanno bisogno di esempi da emulare e noi nutrimmo serie perplessità sulla nostra capacità di offrirglieli. Tu, invece, Nicola, ne eri stato una fucina talmente inesauribile che ancora oggi, a distanza di nove anni, sei più vivo e presente che mai.

Ci sarebbero mille aneddoti, fatti, suggerimenti da ricordare e di cui si è fatto tesoro. Sicuramente, uno dei messaggi più diretti che hai lasciato è stato di perseguire sempre con forza l’ideale in cui si crede. E tu lo hai fatto con una semplicità disarmante. Come se fosse semplice e naturale vivere in coerenza con le proprie idee, senza cercare compromessi o scorciatoie.

Così, per non lasciare che il cuore facesse strada alla disperazione, ci siamo aggrappati, come naufraghi alla scialuppa, alla speranza che la tua dipartita fosse solo temporanea, apparente. Che ci saresti stato ancora. E forse è stata proprio questa la molla che ci ha consentito di andare avanti e scalare montagne sempre più alte che permettessero di allargare l’orizzonte e non perderti di vista.

La Virtus ha, così, varcato la soglia dei sessant’anni e sono state promosse tante iniziative per ricordarne l’evento. Ebbene, il tuo nome, il tuo volto, le tue parole, i tuoi insegnamenti ricorrono incessantemente in ognuna di esse: dalle giornate in montagna a quella del calcio, dalla mostra fotografica al libro, dalle Virtusiadi al trofeo Di Nunzio, dalla gara in notturna nel centro storico della città alla Su e Giù.

La consapevolezza della tua presenza ci dà la forza per inseguire le utopie. La speranza, come la fede, non ha bisogno di esempi tangibili per poter essere coltivata.  E’ la brace che conserva il calore anche quando cala la notte e tutto diventa più buio e più freddo.