LA MEMORIA DEL CUORE

di Roberto Palladino

Penso che Nicola, e con lui Leo, Luigi, Aniello e l’intera combriccola che nel corso di questi ultimi sei decenni hanno stabilito la loro residenza lassù, al di là delle nuvole, si siano davvero divertiti. Chissà cos’è frullato nelle loro menti nel vedere teste sbiadite dal sole di tante primavere scorrazzare, come margherite bianche, molte delle quali con pochi petali o addirittura senza, sul tappeto verde del campo Sturzo di Campobasso.

Fatto sta che, alla faccia delle catastrofiche previsioni meteo che avrebbero costretto alla ritirata, come una rinnovata Caporetto, chiunque non avesse avuto un’adeguata dose di fiducia, la pioggia ha improvvisamente e opportunamente allentato la sua rabbia e permesso ad ognuno di scrollarsi di dosso la polvere dell’inerzia e dare sfogo all’antica vivacità repressa.

Sono arrivati da ogni parte del Molise, e addirittura da Milano, per ritrovarsi e, sotto sotto, soddisfare la stimolante curiosità di vedere il risultato del naturale maquillage degli anni. Ma è stato solo il primo impatto. Pochi secondi e la memoria del cuore ha avuto il sopravvento. Gli antichi ricordi, come l’olio sul vino, sono aggallati per dare senso e vigore a quei volti. Quei movimenti, una volta fluidi e naturali, rincorrendo pateticamente le intenzioni, risultavano comunque piacevoli e testimoniavano di un passato di tutto rispetto.

Ognuno ha cercato di onorare al meglio quella maglia che una volta aveva coperto un corpo guizzante, ma che oggi presentava qualche smagliatura di troppo là dove si erano depositati i residui di peccati di gola e di inattività.

C’erano davvero tutti, anche chi, sotto il peso di acciacchi più seri, ha voluto comunque affermare la propria appartenenza ad una società che mai li ha persi di vista. E così, tra abbracci, sorrisi e, durante l’incontro, qualche contatto non proprio ortodosso, si è consumato il primo approccio.

Il tempo di una doccia veloce e tutti al buffet. E che buffet! Addirittura sulle note di chitarra e tastiera! La Virtus non poteva trascurare questo aspetto. Sa bene che il cocktail è perfetto. Un piatto, un buon bicchiere di vino e un’atmosfera inebriata da armonie coinvolgenti stemperano le incrostazioni, illuminano gli occhi, dipingono i sorrisi. E tutti, senza lasciarsi aggredire dai tentacoli del “mi ricordo…, ti ricordi…,”, si son goduti la festa. Qualche canto, qualche ballo e poi di nuovo abbracci e promesse.

Le emozioni non hanno età e la speranza di poterne condividere ancora ha stemperato l’amarezza dei saluti e rafforzato la consapevolezza che i frutti che si raccolgono sono la semplice e naturale conseguenza di ciò che negli anni si è seminato.

E’ il miracolo della gratitudine, la memoria del cuore.