LA VIRTUS A NEW YORK 

di Claudia Gianfagna

I latini dicevano “Mens sana in corpore sano”, e fino a prova contraria, questa massima di quasi due millenni fa è rimasta indiscussa. È inutile negarlo, lo sportivo ha una marcia in più. L’atletica, la regina degli sport, insegna a perseguire con tenacia i propri obiettivi, non fermarsi mai al primo ostacolo, ma continuare a lavorare sodo pur di raggiungere la meta fissata. Questo insegnamento, oltre che prettamente nello sport, si estende a tutti gli aspetti della vita, sempre piena di attività e progetti per i quali spesso, nonostante le nobili intenzioni, non si riesce a trovare tempo per portarli a termine tutti. Ed è proprio qui che lo sportivo riesce a distinguersi: l’atleta infatti sa come organizzarsi al meglio perché, per portare a casa risultati, si trova sempre a dover fronteggiare i tempi e rispondere ai suoi doveri.

Questo è uno degli aspetti fondamentali dello spirito del gruppo sportivo Virtus, che ci tiene che i propri atleti abbiano soddisfazioni non solo sul campo.   

E così la Virtus affronta l’oceano e vola a New York, con direzione il quartier generale delle Nazioni Unite. Claudia Gianfagna, una delle nostre atlete, ha infatti aderito al programma “Global Leadership – Giovani ambasciatori all’ONU” che prevede la partecipazione al “National High School Model United Nations” (modello nazionale delle scuole superiori delle Nazioni Unite), proposto a volenterosi studenti delle scuole superiori in collaborazione con l’ONU. L’iniziativa ha offerto ai ragazzi la possibilità di vestire i panni di veri e propri ambasciatori: è stato assegnato loro un paese tra i 192 membri, uno dei comitati in cui l’organizzazione nazionale si articola e infine un argomento su cui dibattere con gli altri delegati. La simulazione si è svolta all’interno dell’Aula dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dove gli studenti partecipanti, oltre a vivere un’intensa esperienza formativa durante la simulazione, hanno avuto l’opportunità di incontrare i diplomatici dei paesi che sono stati chiamati a rappresentare durante la simulazione, nonché di conoscere personalmente le varie figure professionali impegnate all’interno del Consolato Generale Italiano a New York e della Missione Permanente Italiana presso le Nazioni Unite. NHSMUN è tra le più prestigiose e partecipate simulazioni al mondo, giunta alla 45esima edizione, vede la partecipazione di circa 3.500 studenti provenienti da oltre 200 scuole di 38 diversi paesi. Per partecipare bisognava iscriversi online e sostenere una prova via webcam per verificare il livello di inglese del ragazzo e le sue capacità diplomatiche.  

Quando a scuola mi hanno parlato di questo progetto inizialmente non ne ero molto convinta, ero scettica, pensavo che fosse qualcosa di troppo grande e lontano. Ma poi il giorno stesso, una volta tornata a casa, ho riletto il bando di partecipazione e ho pensato che forse non era così irrealizzabile. Senza alcuna aspettativa, ma solo tanto desiderio di mettersi alla prova, mi sono iscritta alla prova online e qualche giorno dopo l’ho sostenuta. Quando ho scoperto di averla passata, da un lato mi sono sentita molto soddisfatta, dall’altro ho capito che era arrivato il momento di rimboccarsi le maniche. Così quando mi è stato comunicato il paese che mi era stato assegnato, il Bhutan, un piccolo e sperduto giardino felice in Asia, e l’argomento, i cambiamenti climatici e i movimenti migratori provocati da esso, ho preso i libri di geografia, le enciclopedie e quanto più avevo a casa, per documentarmi e calarmi nei panni di una perfetta rappresentante di questa piccola nazione che andava all’ONU per difenderne i diritti. Le settimane, tra una ricerca e l’altra, sono volate e in men che non si dica è arrivato il giorno della partenza. Le valigie, preparate all’ultimo minuto, contenevano tutte cose nuove che non mi erano mai appartenute fino ad allora: giacche, pantaloni e camicie e scarpe formali da indossare in assemblea come la regola comandava. l’unica cosa che rimandava alla vera me erano le scarpette e la canotta gialloblù che non ho dimenticato di portare con me come simbolo di ciò da cui mi stavo separando, la mia casa, il mio trampolino.  

Noi atleti virtusini dobbiamo molto alla nostra società che ci aiuta a trarre il meglio dalla disciplina che pratichiamo: l’atletica infatti ci da’ lo slancio per affrontare la vita al meglio; ogni giorno siamo chiamati a metterci in gioco, sfidando noi stessi e i nostri limiti, badando di non essere superati dall’avversario. Siamo abituati a estendere questo spirito dal campo alle nostre attività di tutti i giorni, verso le quali ci poniamo con l’atteggiamento saldo di chi ormai ha esperienza nel dare sempre il meglio di sé.