ALLA VIRTUS LA STELLA D’ORO

Una cerimonia semplice, sobria, partecipata ed una sala modesta e discreta nella sede del Coni di Campobasso sono state sufficienti per celebrare la consegna delle Stelle al Merito Sportivo.

Allineate in bella mostra sul tavolo che separava i premiati dai premianti, quelle Stelle hanno catalizzato l’attenzione dei convenuti. Tre erano di Bronzo, una d’Argento e l’altra d’Oro. E alla Virtus è toccata proprio quest’ultima. La più ambita. Il più alto riconoscimento che il Coni nazionale assegna. Dopo sei decenni di attività indefessa sui campi regionali, nazionali ed internazionali; decine di titoli italiani, Maglie Azzurre, record e prestazioni di rilievo; organizzazione di eventi straordinari; partecipazione a centinaia di manifestazioni sul territorio regionale, nazionale, europeo e, addirittura, mondiale, nonché un’attenta e costante opera di promozione sportiva, i vertici nazionali del Coni hanno ritenuto la Virtus meritevole di tale premio.

Così gli ultimi due presidenti, all’unisono, stretti in un ideale girotondo con tutti quelli che hanno reso grande questa società, hanno abbracciato i presenti. E la sala, fino a quel momento riguardosa, si è improvvisamente illuminata. La commozione ha soffocato le parole e dato luce agli occhi. I sorrisi si sono sciolti e i colori hanno preso vivacità.

Raggiungere risultati di tale spessore è come conquistare la vetta di una montagna. Una volta in cima, però, ci si accorge che l’orizzonte è molto più ampio e si aprono nuovi spazi e prospettive a cui mirare.

Questa Stella andrà ad affiancarsi, nella già nutrita bacheca della Virtus, a quelle d’Argento e di Bronzo di qualche decennio fa. Troverà altresì una degna compagnia con cinque Primi Premi Coni (mai nessuna società in Italia) e con il Discobolo d’Oro, massimo riconoscimento del Centro Sportivo Italiano. Assieme contribuiranno a testimoniare e narrare la favola di un gruppo sportivo singolare e di quanti ne hanno condiviso entusiasmo e competenze necessari per rivitalizzarlo giorno dopo giorno.

                                                                                                                                 Roberto Palladino