A tutto sport

A TUTTO SPORT

          Ciao Roberto,

come va? E’ da un po’ che non ci sentiamo.

          In quest’ultimo periodo sono in una fase di lavoro molto intensa, dato che sono in procinto di terminare il dottorato qui a Losanna (a luglio!). Devo ultimare le ultime cose, e nel frattempo sto scrivendo la tesi finale. Naturalmente, ho già cominciato a pensare al dopo. L’incertezza sul futuro in parte mi preoccupa, ma allo stesso tempo mi rendo conto che tutto è ancora aperto, quindi potrei trovare opportunità interessanti anche inaspettate.

         Comunque, nonostante lo stress, riesco ancora a ritagliarmi un po’ di tempo libero per me, Maria ed i miei amici.

Questo inverno è stato molto generoso con la neve, ed oltre alle tradizionali escursioni ho anche scoperto lo sci di fondo, di cui mi sono appassionato. Nel frattempo, continuo ad allenarmi al minimo sindacale per il triathlon, sperando di fare qualche garetta durante la bella stagione.

       Spero che a Campobasso vada tutto bene. Cerco di tenermi aggiornato tramite il sito della Virtus, e ho visto con piacere che avete avuto l’idea brillante di associare il trofeo Di Nunzio ai campionati studenteschi. Sono sicuro che l’evento si sia svolto al meglio, ed immagino che vi siate spesi al massimo per fare anche del reclutamento.

         Ti prego di portare i miei saluti a tutto il Gruppo Sportivo, e naturalmente anche in famiglia.

         Non ho ancora programmato il prossimo rientro a Campobasso, ma il pensiero ed il cuore sono sempre li.

         Un abbraccio.

         A presto,

                                                                                                                                              Vincenzo Battista

P.S: Ci sono novità per quanto riguarda la videoconferenza delle riunioni del direttivo?

 

 

     Ciao Vincenzo,

qui è il solito tran tran: allenamenti, gare, … gare allenamenti. Ma ciò che più avvilisce è la pigrizia e l’apatia che irretiscono sempre più ragazzi. E genitori, scuola e società, più o meno consapevolmente, fanno del tutto per favorire questo andazzo. E si scivola sempre più in basso.

     “Tutto e subito!”, proprio come si è stati abituati in famiglia. Sempre scusati, soddisfatti e protetti. E, come le cronache quotidiane ci riportano a proposito di ragazzi che umiliano gli insegnanti e che si rendono protagonisti di violenza nei confronti di mendicanti, anziani, handicappati o immigrati e di genitori che minacciano e infieriscono sui professori e sugli allenatori, stiamo ancora qui ad interrogarci sul perché succede tutto ciò. Eppure una schiera di pseudo sociologi hanno arrovellato le loro menti per focalizzare il fenomeno, ma è mancato loro il coraggio di ammettere il fallimento del processo educativo proposto e sostenuto da esimi psicologi in quest’ultimo quarto di secolo.

     Certo, sarebbe stucchevole rivangare “… i nostri tempi” per sottolineare il cambio tanto repentino quanto epocale che si è verificato nel lasso di pochi anni, ma la realtà ci impone un’autocritica. A questi giovani sono mancati punti etici di riferimento. Navigano nel buio. Vivono alla giornata. Senza passato.

     Tutto questo per dirti che, nonostante gli insistenti sforzi della Virtus per cambiare questo stato di cose (l’organizzazione delle Virtusiadi, del trofeo Di Nunzio e addirittura della Su e Giù, con il diretto coinvolgimento delle scuole e il lusinghiero successo delle manifestazioni), non si riesce a coinvolgere più di tanto i ragazzi e tantomeno gli insegnanti. Tutto finisce lì, “a tarallucci e vino”.

     Ci si rende conto che tornare al gioco di strada, fatto di regole e di disinteressata spontaneità è, ormai quasi impossibile. Ma educare e sollecitare continuamente i giovani a fare dello sport una prassi quotidiana è certamente realizzabile. Questa esigenza, purtroppo, insorge in tarda età, quando ormai si è buttato alle ortiche il meglio degli anni. Ciò che i bambini non fanno tra i sei e i dodici anni, non è più recuperabile. Ciò che si perde dai tredici ai venti anni, non è più riscattabile, ciò che si ottiene con una sana attività in età adulta ripaga con un’aspettativa di vita ben più lunga e salutare.

     Non è facile, ma bisogna provarci.

    Solo uno sport vissuto da generazione in generazione può dare quelle risposte che la famiglia, la scuola e la società continuano infruttuosamente a cercare altrove. E la Virtus offre l’opportunità di riuscirci.

     Ti saluto e ti abbraccio con affetto.

                                                                                                                        Roberto Palladino