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CONTROCORRENTE PER AMORE

Che strano. Proprio quando l’inverno è alle porte e ognuno si affretta a coprirsi, la natura si spoglia. Gli alberi, proprio come stripper sensuali, si lasciano scivolare lentamente gli abiti di dosso per esporsi al freddo e al gelo e scommettere sulla loro sopravvivenza. I più deboli soffrono di più e rischiano di non farcela, ma col passare delle stagioni e degli anni la loro corteccia si rafforza e le radici penetrano sempre più in fondo per aggrapparsi con maggior forza nel terreno. E i rami, come canne, imparano ad assecondare le sferzate capricciose del vento o il peso della neve per poi, sollecitate dal sole, tornare a svettare.

Ed è proprio quello che è successo e succede alla Su e Giù. Immaginata come una sfida all’indolenza e al disagio che attanagliavano chi non si sentiva gratificato da garretti pregevoli o non avesse il dono della virilità, ha resistito al gelo dell’indifferenza e dell’ironia che hanno insistentemente soffiato contro ed ha reagito con l’energia dirompente di un pugno chiuso. La realizzazione di un evento all’aperto nel mese di novembre, notoriamente freddo e piovoso, è servita a dare maggior credibilità alla determinazione di annullare discriminazioni e asfissie in una società da sempre proiettata a modelli di élite e di eccezione. La Su e Giù ha sollecitato la consapevolezza di uno sport diverso, uno sport a misura di ognuno. Uno sport capace, come una chioccia, di abbracciare davvero tutti.

Come i salmoni che nuotano dal mare, controcorrente, risalendo il corso dei fiumi per migliaia di chilometri per deporre, stremati, le uova in acque più pulite e meglio ossigenate, la Su e Giù, da ben quarantaquattro anni s’insinua, per compiere un atto d’amore e scalfire le reticenze dei più scettici, tra cinismo ed incredulità.

Lo sport è il bene rifugio delle nostre famiglie e la Virtus, con il suo strumento più incisivo, la Su e Giù, ne è il testimonial e, come gli antichi cantastorie, continuerà a girovagare tra piazze, strade, piste e pedane, magari contromano, per raccontarne e decantarne i prodigi.

                                                                                                                                                Roberto Palladino