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IL VELO PIETOSO

Peccato che i ragazzi non si siano goduti lo stupendo scenario che si è presentato dallo scavalcamento del principale fiume italiano alla fertile Val di Non, sede dei campionati nazionali del Centro Sportivo Italiano. Un susseguirsi di palcoscenici variegati si sono spalancati per stupire ed estasiare: dalla fertile e lussureggiante campagna veneta alle terrazzate colline delle Prealpi dolomitiche, dal vecchio Adige, protagonista di memorabili esondazioni e fautore di leggende di animali e spettri fantastici agli oceanici vigneti e meleti trentini.

Ma i nostri ragazzi, come avrebbe detto un secolo e mezzo fa il Giusti, erano “in tutt’altre faccende affaccendati”. Stavano beatamente sonnecchiando o trastullandosi con quei diabolici e famelici telefonini che, ahimè, monopolizzano in modo sempre più asfissiante la loro attenzione. E vane sono state le reiterate sollecitazioni per destare un qualche interesse per ciò che il territorio stava mirabilmente esibendo. Peccato! Era una bella opportunità per appropriarsi di una realtà vera e non, come sono ormai abituati, solamente virtuale.

E neanche le tre intense giornate di gare sono riuscite a distrarli. I cellulari sono stati i veri protagonisti di questi campionati. Sbucavano dappertutto. Mancava solo che venissero fuori anche dai panini. Ma ciò che più ha sconcertato è stata l’assoluta connivenza di genitori e accompagnatori (non virtusini fortunatamente) che si sono perfettamente uniformati alla condotta dei ragazzi.

Rassegnarsi o, addirittura, favorire tali comportamenti, rende gli adulti complici.

Una cosa è inseguire i sogni, tutt’altro è farneticare dietro le illusioni; una cosa è avere gli amici, tutt’altro è chiedere l’amicizia che è un sentimento che si offre e non si elemosina; una cosa è scambiarsi una parola guardandosi negli occhi, tutt’altro è digitare frasi asettiche.

Meno male che a stendere un velo pietoso su tutto ciò hanno provveduto gli esaltanti risultati che, non a caso, sono arrivati da chi meno si è lasciato trasportare da questa insana “polliciomania”. Leo, Davide, Letizia, Rossella, Nicola, Ivan e Francesco sono tornati in Molise con una medaglia al collo; gli altri con un pizzico di rammarico per ciò che di meglio avrebbero potuto fare. Tutti, però, con la consapevolezza e la determinazione di offrire sempre il massimo per onorare se stessi e la società che rappresentano.

                                                                                                                                                                                                                                                 Roberto Palladino