A BRACCETTO TRA CUORE E CERVELLO

A BRACCETTO TRA CUORE E CERVELLO

C’è una parte di noi in cui il cervello non riesce a mettere mano e … giudizio: il cuore. Che alimenta amore e odio, generosità ed egoismo.

E allora a che serve tentare soluzioni razionali per tamponare stati d’animo dettati da passioni? Tanto vale affidarsi a ciò che detta l’impulso e sperare che il tutto vada per il meglio.

E’ un po’ quello che succede principalmente agli adolescenti e, quanto meno, a quei genitori che si calano e si intrufolano nelle controverse problematiche dei loro figli con l’illusione che la condivisione ed il sostegno incondizionato possano favorirli nella crescita.

I ragazzi non cercano questa forma di appoggio, gliela offre già l’amico del cuore, il coetaneo che vive i suoi stessi problemi e nulla può dargli se non un’effimera complicità. I genitori hanno un compito ben più gravoso: devono saperli ascoltare, decifrare, controllare e, all’occasione, intervenire. Indirizzarli e, con discrezione e sensibilità, educarli alla ragione.

Certo è più facile a dirsi che a farsi. Un “no” potrebbe compromettere il rapporto (?), minare la fiducia(?), innescare un ricatto(?). Più comodo e immediato è darsi del “tu” e assecondare.

Un po’ di anni fa’, un nutrito gruppo di buontemponi, psicologi da strapazzo, hanno sostenuto la figura del “genitore amico”. Tesi subito abbracciata dai più in quanto offriva la scappatoia scientifica(?) per far fronte alle sempre più reiterate pretese a cui sarebbe stato imbarazzante rispondere con un rifiuto. SébastienRoch Nicolas, noto come Chamfort (1741 – 1794),scrittore e aforista francese, scriveva:“Sapete perché gli uomini sono quasi tutti schiavi? Perché non hanno il coraggio di pronunciare la parola no”

Il risultato è stato quello di aver prodotto una generazione particolarmente vulnerabile, incline a crisi depressive e a facili scoramenti. L’impatto con la realtà, senza l’abituale sostegno della famiglia che, comunque, nei limiti del possibile, ha ammortizzato il carico delle difficoltà che hanno attanagliato la società in questi ultimi anni, si è rivelato, per molti, insostenibile, drammatico.

I dirigenti ed i tecnici della Virtus, che da sempre si sono schierati dalla parte dei giovani perseguono, attraverso lo sport, la loro opera educativa sostenendo, con sempre maggior forza, la tesi secondo cui impegni e piccoli sacrifici, sono il presupposto di successi e soddisfazioni. Allenare non solo per creare atleti forti, ma soprattutto uomini forti!

Facciamo in modo che cuore e cervello viaggino a braccetto. Che si affianchi, quindi,questo gruppo sportivo con sempre maggiore consapevolezza, coerenza e fermezza per il bene e l’interesse non solo del ragazzo, ma della famiglia stessa e della società intera. E ricordiamoci che il futuro del Molise e di questa nostra nazione è nelle mani dei nostri figli.

                                                                                                          Roberto Palladino