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VIVA LE FAVOLE!

Ancora riesco a stupirmi! Quando penso alla radio, alla televisione, al telefono e a tant’altri accidenti che continuamente sfidano la mia intelligenza, resto inebetito. E, come i bambini, mi riempio di perché, di come sia possibile realizzare queste stravaganze che consentono di ascoltare, vedere, interagire con chi neppure si riesce a vedere.

E sprofondo ancor di più nella meraviglia quando mi concentro sul miracolo della vita. Di come sia possibile che da una cellula minuscola si possano realizzare creature tanto complesse. Se poi le stesse ti appartengono direttamente e presentano, seppur vagamente, tratti di somiglianza, mi convinco ancor di più che la natura gioca con noi come fanno i bambini quando chiudono gli occhi per non essere visti.

Ieri il miracolo si è ripetuto. Roberto ha dovuto accettare la sfida che la società propone e si è presentato al mondo. Per la verità avrebbe voluto restare ancora al sicuro nel ventre della mamma, tant’è che si era legato il cordone ombelicale attorno al collo sottovalutando, come fanno i bambini e gli incoscienti, il pericolo che avrebbe corso, ma è stato subito redarguito e tirato fuori con la forza.

Il suo aprire gli occhi alla vita è stato salutato da flash e videocamere. Ma la cosa più estroversa e divertente è stata la ricerca minuziosa di quei tratti che avrebbero decretato la somiglianza all’uno o all’altra. La forma degli occhi, della bocca o del naso, la lunghezza o il peso e addirittura l’espressione e lo sguardo (nonostante avesse ancora gli occhi chiusi) sono state le prime simpatiche considerazioni che ha avuto modo di ascoltare.

E mentre mi crogiolavo in un’atmosfera così gaia e serena, non ho potuto fare a meno di rivolgere il mio pensiero a quei tanti bambini soffocati da gas nervini, sopraffatti da bombe intelligenti, annegati nel mare della speranza, violentati dall’orrore del terrore. A quei bambini mai nati e a quelli mai stati bambini, inghiottiti dall’ingordigia di una società famelica che ha privato loro del gusto di fantasticare.

Mi auguro che questo mondo votato alla pazzia rinsavisca e recuperi il gusto del gioco e della vita. Non c’è più tempo per i miracoli, occorre ascoltare e tornare a credere nelle favole per poi raccontarle e raccontarle ancora. E accompagnare e far sognare i bambini con Pinocchio, Biancaneve, Cenerentola, Peter Pan in un futuro a lieto fine.

Ed è proprio quello che mi accingo a fare.

                                                                                                                            Roberto Palladino