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BISESTO… FUNESTO?

A chi prestare fede? La credenza latina associava al termine “bisesto” quello di “funesto”; quella anglosassone, di contro, l’esatto opposto.

Per quel che riguarda la Virtus si può senz’altro archiviare quest’anno bisestile tra quelli straordinari, caratterizzato da un altalenare di momenti esaltanti e di profondo scoramento.

Già il primo mese, foriero di importanti mutamenti, aveva dato chiari segnali di novità. E, come con i cambi di stagione allorché si dismettono gli abiti usati per far posto a quelli più confacenti al nuovo periodo, anche la Virtus ha provveduto ad una nuova veste dirigenziale. Nicola Baranello ha raccolto il testimone di Carmine Dato, Laura Palladino quello del padre, Caterina Abiuso quello di Cristina, Giuseppe di Paola quello di Claudia e numerosi altri volti hanno esordito sulla scena esecutiva della società a supporto, almeno per il momento, del dirigente più esperto e anziano.

Un cambiamento che, seppure all’apparenza di scarso impatto, ha una sostanziale e notevole importanza in quanto manifesta la determinazione di garantire, nell’alternanza dei protagonisti e nella continuità degli ideali, un futuro sempre al passo con le stagioni e, nel contempo, attento a repentini mutamenti … umorali.

A Marzo, purtroppo, si è costretti ad incassare un duro colpo, da k.o. La Virtus perde il suo fondatore, Leo Leone. Suo ideatore e suo apripista. Uno alla volta, inesorabilmente, sta venendo meno la vecchia guardia. Bisogna reagire. Fare in fretta affinché non vadano vanificati gli sforzi sostenuti per garantire la qualità nella continuità. E allora subito, tutti in montagna per non calpestare “…sentieri di resa”. E poi riproporre le “Virtusiadi”, i “Festival dell’atletica” a Cercepiccola e Cercemaggiore e il trofeo “Luigi Di Nunzio”, il più longevo evento sportivo di atletica leggera organizzato in Molise.

I risultati non si fanno attendere e arriva per la società il primo titolo italiano della categoria Assoluta: è di Paola di Tillo il nome trascritto sul palmares dei vincitori della 50 chilometri su strada.

Ma non basta ancora. Bisogna insistere sulla promozione di momenti associativi. Il campo estivo sembra offrire l’occasione opportuna, ma non tutto fila nel verso giusto e qualche pericolosa discrepanza si manifesta tra i ragazzi.

Bisognava recuperare lo spirito di gruppo, ridare compattezza, rinvigorire il senso di appartenenza. La finale dei campionati italiani su pista di Rovereto è l’occasione propizia. E la Virtus non se la lascia sfuggire. Nonostante uno sforzo economico e logistico notevole, organizza la tre giorni con un numero rilevante di atleti e tecnici. I risultati sono soddisfacenti e, oltre alle numerose medaglie, si raccolgono entusiasmo, amalgama e condivisione.

La Su e Giù, intanto, incomincia a far sentire i suoi sussulti. Il tam tam annuncia un evento di “eccezione”. Le strade si riempiono di improvvisati e scafati podisti. La Virtus sale in cattedra o, meglio ancora, scende in strada. Incontri settimanali, tracciature di percorso, interventi promozionali, creazioni di filmati, “via crucis” in cerca di sostegni finanziari, iter burocratici e mille altre incombenze tengono sulla corda dirigenti, tecnici e atleti.

Il lavoro è estenuante, ma dà consapevolezza di forza ad una società leader. E ai leder non è concesso deludere. E’ importante che ognuno faccia la sua parte, ed è determinante che ognuno si senta importante.

Il successo arriva puntuale e con esso la voglia e l’entusiasmo per andare avanti. Ma l’anno non è ancora finito e Dino Mucci è stato appena eletto presidente del comitato regionale Fidal del Molise. E’ la prima volta che un dirigente tecnico della Virtus ricopre tale carica e siamo certi che riuscirà a smentire la credenza popolare che vuole il bisesto… funesto!

                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Roberto Palladino