NICOLA E  LA TELA DEL RAGNO

NICOLA E LA TELA DEL RAGNO

Ancora un anno, ma la morsa non si allenta.

E’ sulla roccia del campo di atletica leggera, nelle trasferte, sul palco delle premiazioni. E’ attorno al fuoco dei bivacchi. Lungo le scalinate del centro storico e sui traguardi della Su e Giù. E’ tra i bambini, tra i suoi atleti e nei consigli direttivi della Virtus.

Presente nei silenzi, condivide le gioie e le amarezze di ognuno. E’ arbitro nelle controversie e sostenitore negli scoramenti. E’ tra noi. Ora più di prima.

Sono trascorsi sei anni da quando quel maledetto “cretino”, come Nicola soleva apostrofarlo, lo ha strappato alla famiglia, agli amici, ai ragazzi, alla Virtus. Ma la memoria non tiene ben conto degli anni e il ricordo per chi non c’è più è una risorsa per chi resta. E’ un’energia che dà forza alle cose che si fanno.

Chi ha avuto la fortuna di conoscere Nicola, stargli vicino e, addirittura, condividerne le emozioni ha potuto avvertire le sensazioni del volo e vivere la magia dei sogni. Lui ha insegnato a credere nelle visioni e rincorrere i desideri. Solo chi rinuncia ai propri sogni è destinato a morire. Ha esortato a restare bambini, perché, come amava sostenere, questi riescono a vedere al di là di muri e orizzonti.

Rudolf Nureyev, “il tartaro volante”, il più grande danzatore del secolo scorso, diceva che quando si vola in alto, si è soli. Ebbene, Nicola solo non lo è mai stato. Lui, come gli angeli con una sola ala, lo ha fatto portando con se schiere di giovani, abbracciato ad essi.

Le sollecitazioni alla coesione e alla solidarietà, continuamente stimolate da Nicola, sono state da subito recepite e il ragno che riuscì a tessere quella tela dei racconti dei cinquant’anni della Virtus e della famiglia, saprà intrecciare ancora quella degli anni a venire.

Si può entrare tutti nella storia dello sport, un po’ meno in quella del cuore e della memoria. Troppi hanno deluso, molti si sono rivelati fuochi di paglia e di loro non resterà che una menzione d’archivio o un numero di protocollo. Si può uscire dalla povertà, ma la povertà ti rimane dentro.

Quantunque ingratitudine, superficialità e qualunquismo campeggino ovunque, e, ultimamente, anche sui campi di atletica leggera, la memoria di Nicola resta un monito per le vecchie e le nuove generazioni, un freno all’ignoranza, uno stimolo all’umiltà. I suoi insegnamenti ed il suo esempio trasmessi ai dirigenti, ai tecnici ed agli atleti della Virtus, fanno di questi il fiore all’occhiello della società molisana. “Siamo ancora un best seller, anzi un long seller perché non siamo mai stati il magazzino dei luoghi comuni, mai ipnotizzati dalle mode. Perché si sono difesi valori che, attraverso le generazioni, non si sono sfiancati o sfilacciati, ma illuminati da una luce sempre diversa”.  

                                                                                                                                                                      Roberto Palladino