Foto x articolo sito bisI VALORI DEL PODIO

Coppe e medaglie servono a ricordare un trionfo che spesso svapora alla prima delusione.

Assai di più durano le incertezze e gli stati d’animo che lo precedono. Le ansie, le emozioni. Ma soprattutto le sconfitte. Queste restano impresse, lasciano cicatrici. Le vittorie, di contro, sono un adesso, scintille di esaltazione che svaniscono e si accantonano in un subito per afferrarne altre, magari più luminose ed importanti.

In una società in cui il successo è l’unica unità di misura, il sacrificio, il merito, l’abnegazione, la volontà rappresentano meri optional se non sono suffragati dal risultato. La velocità, poi, è il valore aggiunto, la lode. Anzi, essa diventa addirittura l’obiettivo prioritario.

Una volta si diceva: “Poco, benedetto e subito’”, oggi: “Tutto e subito”. Al diavolo l’attesa, la qualità, il merito. Un fiume in piena, però, procura danni se non si è provveduto ad erigere argini di supporto. E così troppi nostri giovani si scoprono disarmati di fronte alle difficoltà. Privi di solide e profonde fondamenta, si arenano alle prime intemperie e cercano rifugio nelle virtuali illusioni della tastiera di una slot machine, nel fondo di un bicchiere, nell’ ago di una siringa.

Siamo portati a enfatizzare sempre e solo vittorie e trionfi. Ma sono le difficoltà che moltiplicano le soddisfazioni e fanno sì che successi e insuccessi calchino lo stesso podio.

La storia della Virtus è costellata di affermazioni, ma ciò che l’ha resa grande sono state soprattutto le difficoltà incontrate e superate, gli smacchi subiti, ma mai scontati. Sarebbe bello e interessante ricordarli tutti. E raccontare della sonora sconfitta patita nei confronti della Juvenes, agguerrita compagine degli anni settanta, e la pronta e adeguata risposta; della ineccepibile e sacrosanta scoppola subita da una nostra atleta nel meeting internazionale di Parigi, ma puntualmente riscattata ai successivi campionati europei; della edizione della Su e Giù, organizzata e corsa in condizioni meteo proibitive. Per non parlare poi delle ricorrenti ingratitudini e calunnie che creano fastidiosi ostacoli, faticosamente superati.

Il vero vincitore non è chi primeggia sempre, ma chi non si arrende mai. Il rispetto e la considerazione si guadagnano solo superando percorsi irti di ostacoli e difficoltà. Quando nei primi anni sessanta approdai alla Virtus mi colpì uno degli slogan, stampati dietro la tessera societaria e che il neo presidente ha opportunamente sottolineato durante l’assemblea del suo insediamento, che così recitava: “La sconfitta, lungi dall’avvilirlo, gli è di sprone per una migliore prestazione”.

Ed è proprio vero! Il valore di un gruppo sportivo non si misura esclusivamente con i numeri e le medaglie, ma anche per la civiltà che genera. Per come, attraverso lo sport, aiuta a vivere meglio. Per la qualità della vita che produce.

                                                                                                          Roberto Palladino