Come dita verso il cielo

COME DITA VERSO IL CIELO

La Su e Giù è un tarlo che ci rode dentro.

Subdola, penetra all’ interno delicatamente, violando recessi nascosti dell’anima. Lavora nell’ ombra e, furtiva, crea un pertugio che diventa via via voragine.

E’ fatta così questa festa travestita da corsa: ingorda, si ciba dei sorrisi dei bambini, del sudore degli atleti, dell’entusiasmo degli adulti, fino a scoppiarne; contravvenendo all’assioma “magro è bello”, si abbandona a scorpacciate di emozioni e non arrossisce nel mostrare il suo allegro pancione alla folla festante.

Poi, sul più bello, se ne va, lasciandoci in bocca l’acquolina dell’ultimo boccone non consumato e nel cuore un vuoto da colmare con i ricordi degli ultimi mesi.

Sono immagini che si susseguono a ritmo frenetico, senza seguire apparentemente un ordine cronologico: siamo ancora per il centro storico, di sera, appendendo centinaia di bandierine colorate, ed eccoci d’un tratto già al sabato, mentre allestiamo l’arrivo con archi, transenne e striscioni; all’improvviso veniamo catapultati indietro, in una stanza brulicante di bambini ed adulti che preparano i pacchi gara, e  già siamo di nuovo fuori, a sverniciare di giallo l’asfalto grigio. Ora il viaggio nel tempo è più lungo, fino alle prime riunioni del lunedì: una tavola imbandita e voci che si accavallano. Forse troppo, ma va bene così. Ancora un giro di giostra ed eccoci alla Presentazione, con i rintocchi della campana dei Marinelli di Agnone ed il Diavolo di Tufara che fa irruzione in platea, mentre il pubblico applaude agli atleti ed ai tecnici.

L’ultimo salto nel tempo ci porta a domenica.

Il Sole si fa spazio attraverso una leggera foschia che si dirada non appena le musiche della Tradizione iniziano a propagarsi nell’aria novembrina. Sono suoni che provengono da lontano, affondando le proprie radici in tempi così remoti da sembrare mai esistiti. A produrli sono zampogne, ciaramelle, campane, organetti, bufù, fisarmoniche. La raffinatezza del grano intrecciato delle Traglie di Jelsi compensa il furore del Diavolo, mentre le Ndocce si proiettano come dita verso il Cielo, ad indicare il punto in cui confluiscono, quel giorno, i nostri pensieri.

Il colpo di pistola sancisce la trasformazione di Antonio Battista da Sindaco a comune podista; davanti ai suoi occhi una città che dimostra a se stessa di saper essere, ancora una volta, bella!

                                                                                                                                 Francesco Palladino