Che costa crederci!

CHE COSTA CREDERCI!

E’ proprio così. Col trascorre degli anni i ricordi più antichi diventano sempre più nitidi.

Qualche giorno fa nonno Peppe, un ometto di novantacinque anni, mi confidava che i suoi anni più belli sono stati i più tristi. E con queste premesse ha dato vita al racconto minuzioso della sua prigionia quando, soldato in Africa, in occasione del secondo conflitto mondiale,  ha trascorso ben cinque anni nelle carceri di Tobruch. Visioni chiare, corredate da nomi e date che hanno stimolato la mia curiosità e consolidato in me la consapevolezza che la forza dei ricordi sopravvive al tempo e, come il vento [Modugno], spegne i fuochi piccoli , ma riaccende quelli grandi.

Ed è proprio così. Sono trascorsi ben cinque anni da quando Nicola ci ha lasciati. Un silenzio mai rotto, un vuoto mai riempito. Giorni, mesi, anni trascorsi nella speranza di un risveglio.

Non c’è notte che non mi addormenti nell’illusione che quello che è successo faccia solo parte di un brutto sogno che sarà cancellato dalla luce del nuovo giorno. E allora si aprono, nella nebbia dei ricordi, squarci di momenti condivisi così veri da alimentare in me la certezza della veridicità del miraggio.

Che costa crederci!  Proprio lui ci ha insegnato ad affidarci ai sogni.

Essi ci spaziano in ogni dove, senza vincoli, né barriere. Correre, saltare, … volare. Afferrare le nuvole e cavalcare il vento. Proprio lui ci ha insegnato a sperare, a non arrenderci. A guardare oltre.

Gli anni potranno solo dare maggiore impulso ai ricordi e renderli sempre più veri, limpidi, capaci di proiettarci a ritroso nel tempo e farci vivere nuove emozioni. E allora, facciamoci cullare dagli stessi sogni che hanno accarezzato Nicola,  corriamo con lui  incontro al sole, inseguiamolo e viaggiamo ancora assieme.

Arriveremo lontano.