Foto ragazzi

Si ricomincia, ma manca qualcuno.

Ci si rivede in sede, la sera del primo lunedì del mese; si ricomincia a costruire il progetto che dovrà portarci, fra undici mesi, alla realizzazione dell’ opera.

Non sono venuto volentieri, so che mancherà stasera e per molto tempo quel testone che da trenta anni o giù di lì, si caricava degli impegni più rognosi, più oscuri, per poi sparire quando aveva costruito le fondamenta e l’ opera esterna, quella visibile, poteva essere realizzata.

In genere sono io che consiglio ai giovani di partire per sbocchi professionali di più gratificante respiro. Ma per qualcuno di loro non è così. Ho rivissuto con la sua partenza da emigrante (o da esiliata), la malinconia che avevo descritto in un articolo su Nuova Frontiera, il giornale di quel sogno esaltante di Leo Leone, quasi cinquanta anni fa, quando incrociai alla stazione di Milano gli emigranti  che dal Sud approdavano nella città o proseguivano per la Svizzera o per la Germania con le loro scatole di cartone legate con lo spago a mò di valigia.

Chissà perché, pur avendola sentita finora come persona forte, di ferro, con la sua stretta di mano formale e severa, adesso, in questa circostanza, nei giorni della partenza, mi appariva come lo scricciolo della prima ora, e non ho avuto la forza e la capacità di poterle poggiare la mano sulla spalla.

Spero che ritorni presto perchè quella sedia vuota lì nell’angolo dà tristezza a guardarla.

Quindi, si ricomincia. Siamo tutti sicuri che la nostra opera numero 42 verrà fuori  bellissima, ancora con qualcosa in più rispetto a quelle precedenti. Confronteremo le nostre idee, cambieremo mille volte percorso, litigheremo, ma ad ogni puntata sarà messo un tassello verso l’ obiettivo. A supportare le nostre serate, a parte le cose buone che non ci faremo mancare mai, ci saranno quest’ anno, sono sicuro più numerose che negli ultimi anni, le notizie dei nostri ragazzi che tornano a farsi onore con risultati senza confronti in Regione e non solo; l’ avvio della stagione mi è sembrato scintillante e di buone prospettive; la palestra di Roberto al martedì quasi non riesce a contenerli tutti; erano anni che non se ne vedevano tanti: nel cassetto dei sogni di un “ vecchio” ed “anziano” virtusino  c’è la speranza di rivivere nuove ed esaltanti avventure  con i ragazzi,verso mete nazionali ed internazionali, come quelle vissute con il colibrì, con la rondine, e con tutti gli altri nostri meravigliosi ragazzi, il cui ricordo è conservato negli angoli della memoria dove si raccolgono le cose più preziose.

Che bello quel freddo garage che diventa cenacolo di idee e che tristezza a confrontarlo con le performance a cui si assiste in alcuni ambienti dedicati a progetti che dovrebbero essere orientati al bene comune.

Che bello vedere i ragazzi che ascoltano il nostro passato, increduli, per poi offrirsi generosi e mettere le loro giovani energie ed il loro fresco contributo a disposizione per la costruzione dell’ opera. Pensano che siamo noi “vecchi” a dare a loro; non immaginano quanto loro danno a noi, ritardando la nostra rottamazione naturale e permettendoci di continuare a crescere un po’ con loro o meglio a non essere staccati troppo sulla salita del tempo che corre veloce o del cambio naturale di stagione.

E poi c’ è sempre lui, proprio di fronte, in alto, nel cesello, con la pipa in bocca che incita:

“Alè, alè, ragazzi”