Nicola

Ti aspettavo di domenica. Forse perché quello è il giorno a cui si associano le feste. Per qualcuno il più bello della settimana, per altri la semplice scusa con se stessi per rilassarsi senza sensi di colpa. La domenica è il giorno che si attende per ritrovarsi insieme a tavola, e addirittura la dieta dichiara tregua al rigore: un pasticcino dopo le tante portate è concesso senza rimorsi.

La domenica, per tanti anni nella mia vita, è stato il giorno delle gare. Su pista, su strada, sui tratturi. Per  questo ho immaginato di concludere quella che ad oggi è stata la mia corsa più importante in questa giornata. Quaranta settimane in cui ho allenato la mente, il fisico e soprattutto il cuore ad accoglierti nella mia vita. Ti ho immaginato mille volte e mille volte ho sperato solo nella tua salute, nient’altro aveva importanza.

Sei arrivato invece di lunedì: il tuo è stato uno sprint da togliere  il fiato tanta la tua voglia di venire al mondo. Ed ora che ti ho davanti posso dirti che mai ti ho sentito così dentro.

Il tuo nome è Nicola, come mio padre. Non è stata una scelta difficile, né obbligata. Ciò che si rinnova è un guardaroba o il passaporto.

Ti chiami Nicola perché è l’augurio più grande che con il  tuo papà potessimo farti. Perché anche tu possa essere un inguaribile sognatore, dal cuore nobile e la mente fertile. Ed essere generoso con gli altri quanto con te stesso regalandoti il privilegio di innamorarti ogni giorno di ciò che di bello ti circonda, che sia un fiore di melograno sbocciato o gli occhi limpidi di un cane incontrato per strada.

Non potevi portare altro nome.

A te Nicola, che da quando sei arrivato mi hai tolto il sonno, ma soprattutto mi hai emozionato tanto da non riuscire a trovare le parole per esprimerlo, a te dedico un pensiero di Nietzsche.

Tutto il resto ce lo diremo giorno per giorno, occhi negli occhi.

“Figlio mio, vivi in modo da non doverti vergognare di te stesso, dì la tua parola in modo che ciascuno debba dire di te che ci si può fidare; e non dimenticare che dare gioia ci dà anche gioia. Impara a tempo che la fame dà sapore ai cibi, e rifuggi la comodità perché rende insipida la vita. Un giorno dovrai fare qualcosa di grande: a tale scopo devi diventare tu stesso qualcosa di grande.”

Inizia qui una nuova corsa, la nostra. E sarà meravigliosa.

                                                                                            Mamma